Una pratica amministrativa che per servire interessi particolari non tiene conto dei bisogni, della dignità e del futuro dei cittadini è una forma di violenza alla quale è doveroso ribellarsi in modo pubblico e non violento.
Una politica che mette i catenacci alla bellezza, ai luoghi della cultura, ai beni comuni e li tradisce svendendoli, lottizzandoli, stravolgendone la storia e la naturale destinazione per clientela, interesse privato o semplice incapacità, non può pretendere che si osservino le sue decisioni e si sopportino i suoi fallimenti in nome di una crisi di cui i cittadini non sono responsabili.
Come artisti e maestranze siciliane dell’arte, della musica e dello spettacolo sentiamo il dovere di liberare la cultura e i luoghi della cultura da questo ricatto per prendercene cura e restituirli alla comunità attraverso il loro utilizzo.
Esprimiamo la necessità di rivendicare tutti gli spazi di partecipazione negati dall’esercizio spregiudicato del potere e dalla privatizzazione selvaggia del territorio e delle sue risorse materiali e immateriali.
Proponiamo un’ esperienza dal basso di riappropriazione dei beni comuni come luoghi di condivisione del poter fare, che sia costituente di nuovi modelli di gestione assembleare e autogoverno della produzione, formazione e distribuzione della cultura, del sapere e dell’arte.
Contro una retorica della legalità fine a se stessa nemica di un futuro condiviso per la comunità.
Noi non prendiamo nessun impegno d’onore con chi gli impegni li disattende da sempre ed elargisce i diritti come fossero favori attraverso una burocrazia estenuante e diabolica.
L’ impegno, l’unico che siamo disposti ad assumerci, è quello di essere cittadini liberi e consapevoli e da cittadini inaugurare una diversa narrazione del presente.
Per una cultura partecipata, rischiosa e non esclusiva.
Per una cultura che tuteli le differenze e ne accresca il patrimonio ridistribuendolo.
Per una cultura non rappresentativa che produca responsabilità individuale e azione diretta.
Perché la cultura diventi arma di tutti contro la devastazione, la mortificazione, l’accerchiamento, la sopraffazione e l’ignoranza che rende servi.
La ribellione è un atto di volontà, l’arte lo traduce in bellezza.